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Rigetto Di Un Impianto Dentale: Perché Può Verificarsi

Rigetto di un impianto dentale: perché può verificarsi

L’implantologia orale è universalmente riconosciuta come una metodologia clinica sicura e in grado di garantire risultati duraturi nella riabilitazione orale. Gli impianti dentali sono forse la più grande invenzione odontoiatrica del secolo scorso, perché hanno rivoluzionato il concetto di riabilitazione protesica visto che consentono di fornire protesi fisse ai pazienti edentuli senza coinvolgere la dentatura residua.

L’osteointegrazione degli impianti dentali

La moderna implantologia si basa sul principio dell’osteointegrazione degli impianti, i cui studi biologici risalgono agli anni ‘60 ad opera dei ricercatori italiani Pasqualini e Tramonte. L’osteointegrazione degli impianti dentali fu definita come un “contatto diretto tra impianto dentale in titanio e osso vivente senza interposizione di tessuti molli”. In pratica, quando un impianto dentale viene posizionato all’interno dell’osso del paziente, biologicamente parlando si innesca un processo di guarigione dell’osso volto a ridare all’osso la sua forma originaria. Attraverso processi di riparazione e rimodellamento dell’osso di supporto, l’impianto dentale risulta stabilizzato dall’osso stesso che ci è ricresciuto intorno e può quindi essere sottoposto a carico protesico, immediatamente o dopo intervalli di tempo variabili.

Mancata osteointegrazione e rigetto dell’impianto dentale: quando può accadere

analisi rigetto impianto dentaleSe dal punto di vista istologico si stima che il completamento dell’osteointegrazione e del processo di rimodellamento osseo possa richiedere fino a 12 mesi, dal punto di vista clinico si può dire veramente che un impianto ha avuto “successo” o “insuccesso” dopo un follow-up di 5 anni. Questo perché definire seriamente se un impianto è andato o no incontro ad osteointegrazione è compito arduo da compiere con le sole osservazioni cliniche, visto che l’osteointegrazione è un processo istologico. Tuttavia, nella gran parte dei casi è possibile valutare l’ ”insuccesso” dell’osteointegrazione già in fasi precoci, soprattutto valutando la presenza o meno di fattori di rischio locali e generali.

Tipicamente, il principale fattore di rischio per l’insuccesso degli impianti dentali è la placca batterica. In questi casi in cui il paziente non è attento a mantenere un’accurata igiene orale domiciliare e/o non è costante nei richiami professionali, può accadere che intorno la parte di impianto che sporge dalla gengiva si vadano ad accumulare placca e tartaro. In questi casi, il tessuto osseo e mucoso intorno all’impianto vanno progressivamente ad infiammarsi, sanguinare e dolere; se poi l’infiammazione non viene risolta, pian piano si assisterà al ritiro delle gengive e dell’osso di supporto, tale che a un certo punto si verificherà una sorta di “rigetto” dell’impianto. Altri sintomi comprendono la difficoltà alla masticazione, il gonfiore esteso, il dolore o mobilità all’impianto dentale e drenaggio purulento. Questi fenomeni sono tecnicamente noti come mucosite e perimplantite. Altri fattori di rischio locali per l’insuccesso implantare sono scarsa densità e/o quantità ossea di supporto, sovraccarico occlusale sull’impianto, rapporto denti/impianti sfavorevole.

Il rigetto dell’impianto si può verificare anche in caso di condizioni sistemiche concomitanti alla fase di osteointegrazione e non risolte o non controllate. Tra queste rientrano il forte tabagismo, l’ipertensione arteriosa, la malattia parodontale, l’osteoporosi e il diabete non compensato.

Prevenzione per evitare il rigetto dell’impianto dentale

impianto dentale fotoCome prevenire quindi tali complicanze e favorire un’osteointegrazione ottimale? Beh, ovviamente la prevenzione è fondamentale, così come i controlli periodici; i pazienti devono essere accurati nella pulizia domiciliare della bocca e sottoporsi con costanza ai richiami di igiene. Viceversa, il clinico ha la responsabilità di riconoscere ed intercettare precocemente tutti quei sintomi che possono essere indicativi di un futuro rigetto dell’impianto dentale. Ricordate quindi: gli impianti dentali osteointegrati sono uno strumento indispensabile nel piano terapeutico, ma devono essere intesi come un percorso di collaborazione reciproca tra medico e paziente. Se avete fatto o prevedete di fare impianti dentali, non esitate a chiamare lo Studio Falchetti e contattarci per esporre tutti i vostri dubbi: riceverete sempre una risposta soddisfacente e un sorriso rassicurante. Non dimenticate anche di leggere gli altri nostri approfondimenti sugli impianti dentali:

Dottoressa Paola Falchetti

Titolare dello Studio Dentistico Dr.ssa Paola Falchetti di Roma San Giovanni.
Laureata con lode in Odontoiatria e Protesi dentaria nel 2007 presso l’Università “Cattolica del Sacro Cuore” di Roma.
È iscritta all’Albo dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Roma n. 5615.
Specializzata in Chirurgia Odontostomatologica nel 2011 presso l’Università “G.D’Annunzio” di Chieti.
Relatrice su metodiche implantari e ricostruttive collabora attivamente presso rinomati studi dentistici.

CV completo della Dottoressa Paola Falchetti
Dottoressa Paola Falchetti