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Rigetto Impianto Dentale: Facciamo Chiarezza Sul Termine

Rigetto Impianto Dentale: facciamo chiarezza sul termine

L’implantologia orale è universalmente riconosciuta come una metodologia clinica sicura e in grado di garantire risultati duraturi nella riabilitazione orale. Gli impianti dentali sono forse la più grande invenzione odontoiatrica del secolo scorso, perché hanno rivoluzionato il concetto di riabilitazione protesica visto che consentono di fornire protesi fisse ai pazienti edentuli senza coinvolgere la dentatura residua.

L’installazione di un impianto dentale, se eseguita correttamente, porta ad ottimi risultati e ad un miglioramento complessivo dello stato della nostra arcata dentale, ma è necessario che il paziente segua sempre alla lettera i consigli dell’odontoiatra nelle fasi successive all’intervento; come abbiamo visto possono verificarsi situazioni di discomfort o dolore all’impianto dentale, e più in generale è necessario valutare tutta una serie di fattori che determinano il successo o il fallimento implantare.

Rigetto impianto dentale: un termine corretto?

Un termine spesso utilizzato per descrivere la condizione di fallimento, è “rigetto dell’impianto dentale”; la perdita può verificarsi successivamente all’intervento di inserimento (cosa che può avvenire nel breve-medio termine, ossia nell’arco di poche settimane, oppure nel lungo termine, a distanza di mesi, se non di anni dall’intervento). Possiamo considerare questo come un termine corretto? In realtà no, e vi spieghiamo subito il perchè.

Parlare di “rigetto dell’impianto dentale” equivale a sostenere che sussistano le condizioni nelle quali il nostro organismo riconosce l’impianto come un elemento totalmente estraneo e reagisce di conseguenza espellendolo. Il rigetto può sussistere in presenza di tessuti o organi trapiantati, mentre nel caso di un impianto la cosa è molto diversa, dato che il materiale usato per la loro realizzazione è il titanio, un metallo inerte e con alto grado di purezza; in casi come questi l’organismo non riscontra casi di intolleranza ad esso, anzi le cellule ossee tendono proprio ad attaccarsi alla superficie dell’impianto dentale, favorendo quel fenomeno conosciuto come “osteointegrazione”.

L’osteointegrazione degli impianti dentali

La moderna implantologia si basa sul principio dell’osteointegrazione degli impianti, i cui studi biologici risalgono agli anni ‘60 ad opera dei ricercatori italiani Pasqualini e Tramonte. L’osteointegrazione degli impianti dentali fu definita come un “contatto diretto tra impianto dentale in titanio e osso vivente senza interposizione di tessuti molli”. In pratica, quando un impianto dentale viene posizionato all’interno dell’osso del paziente, biologicamente parlando si innesca un processo di guarigione dell’osso volto a ridare all’osso la sua forma originaria. Attraverso processi di riparazione e rimodellamento dell’osso di supporto, l’impianto dentale risulta stabilizzato dall’osso stesso che ci è ricresciuto intorno e può quindi essere sottoposto a carico protesico, immediatamente o dopo intervalli di tempo variabili.

Impianto dentale: più che rigetto, una mancata osteointegrazione

impianto dentale rigetto, vite in titanioAbbiamo visto come parlare di rigetto dell’impianto dentale non sia propriamente corretto, anche se sono in molti a sintetizzare con questo termine l’insuccesso di un impianto dentale. Cosa migliore è parlare di “mancata osteointegrazione dell’impianto”.

Se dal punto di vista istologico si stima che il completamento dell’osteointegrazione e del processo di rimodellamento osseo possa richiedere fino a 12 mesi, dal punto di vista clinico si può dire veramente che un impianto ha avuto “successo” o “insuccesso” dopo un follow-up di 5 anni. Questo perché definire seriamente se un impianto è andato o no incontro ad osteointegrazione è compito arduo da compiere con le sole osservazioni cliniche, visto che l’osteointegrazione è un processo istologico. Tuttavia, nella gran parte dei casi è possibile valutare l’ ”insuccesso” dell’osteointegrazione già in fasi precoci, soprattutto valutando la presenza o meno di fattori di rischio locali e generali.

Tipicamente, il principale fattore di rischio per l’insuccesso di un impianto dentale è la placca batterica. In questi casi in cui il paziente non è attento a mantenere un’accurata igiene orale domiciliare e/o non è costante nei richiami professionali, può accadere che intorno la parte di impianto che sporge dalla gengiva si vadano ad accumulare placca e tartaro. In questi casi, il tessuto osseo e mucoso intorno all’impianto vanno progressivamente ad infiammarsi, sanguinare e dolere; se poi l’infiammazione non viene risolta, pian piano si assisterà al ritiro delle gengive e dell’osso di supporto, tale che a un certo punto si verificherà una sorta di “rigetto” dell’impianto. Altri sintomi comprendono la difficoltà alla masticazione, il gonfiore esteso, il dolore o mobilità all’impianto dentale e drenaggio purulento. Questi fenomeni sono tecnicamente noti come mucosite e perimplantite. Altri fattori di rischio locali che portano ad un impianto dentale fallito, sono scarsa densità e/o quantità ossea di supporto, sovraccarico occlusale sull’impianto, rapporto denti/impianti sfavorevole.

Il rigetto dell’impianto dentale (o più correttamente il suo fallimento) si può verificare anche in caso di condizioni sistemiche concomitanti alla fase di osteointegrazione e non risolte o non controllate. Tra queste rientrano il forte tabagismo, l’ipertensione arteriosa, la malattia parodontale, l’osteoporosi e il diabete non compensato.

Impianto dentale: complicazioni evitabili con una buona opera di prevenzione!

rigetto impianto dentale, osteointegrazione dell'impiantoCome prevenire quindi tali complicanze e favorire un’osteointegrazione ottimale, scongiurando complicazioni all’impianto dentale?

La prevenzione è fondamentale, così come i controlli periodici; i pazienti devono essere accurati nella pulizia domiciliare della bocca e sottoporsi con costanza ai richiami di igiene. Viceversa, il clinico ha la responsabilità di riconoscere ed intercettare precocemente tutti quei sintomi che possono essere indicativi di un futuro rigetto dell’impianto dentale. Ricordate quindi: gli impianti dentali osteointegrati sono uno strumento indispensabile nel piano terapeutico, ma devono essere intesi come un percorso di collaborazione reciproca tra medico e paziente. Se avete fatto o prevedete di fare impianti dentali, non esitate a chiamare lo Studio Falchetti e contattarci per esporre tutti i vostri dubbi: riceverete sempre una risposta soddisfacente e un sorriso rassicurante. Non dimenticate anche di leggere gli altri nostri approfondimenti sugli impianti dentali:

Dottoressa Paola Falchetti

Titolare dello Studio Dentistico Dr.ssa Paola Falchetti di Roma San Giovanni.
Laureata con lode in Odontoiatria e Protesi dentaria nel 2007 presso l’Università “Cattolica del Sacro Cuore” di Roma.
È iscritta all’Albo dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Roma n. 5615.
Specializzata in Chirurgia Odontostomatologica nel 2011 presso l’Università “G.D’Annunzio” di Chieti.
Relatrice su metodiche implantari e ricostruttive collabora attivamente presso rinomati studi dentistici.

CV completo della Dottoressa Paola Falchetti
Dottoressa Paola Falchetti